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L’eBook è l’mp3 del futuro?

16 gennaio 2010 1 commento

Molti si domandano se l’eBook sarà una “rivoluzione” come è stato l’mp3 nell’audio. Se l’eBook sarà per l’industria editoriale l’equivalente di ciò che è stato l’mp3 per l’industria musicale.
L’mp3 ha segnato una profonda innovazione nel modo in cui viviamo, ascoltiamo, compriamo e produciamo musica, per alcune ragioni. Vediamole e poi cerchiamo di capire quali siano le analogie con l’eBook.

1. Un formato non “chiuso”

Mp3 – La nascita di un formato aperto, senza restrizioni proprietarie, con un alto livello di compressione ma senza una rilevante perdita di qualità: l’mp3 ha consentito non solo di archiviare, ma anche di trasferire (download ed upload) brani musicali che altrimenti sarebbero stati voluminosi e poco pratici sia da gestire che da trasferire.

La compressione ottenuta grazie dall’mp3, nata proprio quando si diffondevano le prime reti ADSL, ha consentito di ridurre l’ingombro di un file musicale di alcune unità di misura, tanto che è possibile registrare su un CD un centinaio di brani mp3 invece dei 12/14 che ha un audio CD. Di conseguenza un intero CD audio, dopo la conversione in mp3, è scaricabile in pochi minuti, in pochi secondi si scarica sul lettore mp3, ed è già pronto per l’ascolto.
La natura non proprietaria del formato mp3 ha inoltre consentito che vi fossero software gratuiti per l’elaborazione di questi file, sia per produrli a partire da CD audio, sia per realizzare “compilation”, una cosa molto gradita dai giovani, che volevano ascoltate di seguito brani appartenenti a gruppi diversi, cosa non possibile per le case musicali a causa dei diversi diritti d’autore.

Ascoltare musica in libertà

2. Riproduttori piccoli, economici e indipendenti dal pc

Il contemporaneo sviluppo delle memorie allo stato solido ha reso disponibili riproduttori mp3 di capacità rapidamente crescente (dai 512Mb a 1GB in un anno, fino ai 32BG e più di oggi) e dal costo rapidamente decrescente.
Inoltre, grazie ad una semplice pila stilo o ricaricabile, questi riproduttori possono farci ascoltare musica sempre diversa per ore ed ore, ininterrottamente, durante la nostra vita quotidiana. E’ stato vitale, per lo sviluppo dell’mp3, lo svincolarsi dal pc, dalla scrivania, trasferire i brani tramite USB e poter entrare non solo negli zaini e nelle tasche, ma anche nei taschini e nei braccialetti per fare jogging. Sono entrati così nella vita quotidiana e sono diventati per molti un compagno irrinunciabile, con lo stesso meccanismo per il quale lo sono diventati i cellulari, anche loro sempre più piccoli ed economici (tranne modelli “avanzati”).

3. Impreparazione dell’industria tradizionale

Quando è nato l’mp3 l’industria discografica era, insieme a quella petrolifera, una delle più “antipatiche” ai consumatori. L’opinione diffusa, indipendentemente dal fatto che fosse vero o meno, era che le major musicali facessero profitti favolosi facendo pagare cifre esorbitanti per dei prodotti che industrialmente avevano un costo irrisorio.
Qualsiasi giovane poteva comprare un CD per poche decine di lire, mentre se andava ad acquistarlo con le ultime canzoni del gruppo preferito costava alcune migliaia, se non decine di migliaia, di lire. Questa differenza enorme creava un senso di “ingiustizia” soprattutto fra quei giovani che avevano meno soldi ma che erano i maggiori utilizzatori del pc e più a loro agio con la tecnologia.
Le case musicali hanno ostacolato fin che hanno potuto il fenomeno mp3 cercando di inserire meccanismi di protezione nei CD audio (cosa che si è rivelata un boomerang perché o non funzionavano o venivano subito sconfitti).  Ad un bisogno largamente sentito (ascoltare musica a basso costo in qualsiasi momento del giorno) le case musicali hanno risposto arroccandosi e cercando di imporre un unico mezzo di ascolto della musica (il CD, di certo non compatibile con l’ascolto sull’autobus, in palestra…) e cercando di spremere chi ama la musica aumentando il costo dei CD novità.
Insomma hanno scelto di difendere le posizioni ormai inadeguate ai bisogni, invece di cavalcare la novità. L’ha fatto poi la Apple, che ha utilizzato e trasformato il fenomeno mp3 in un mercato multimiliardario, dando alle persone semplicemente quello di cui avevano bisogno e chiedevano: musica a basso costo ed ascoltabile ovunque.

Vediamo ora se gli stessi fattori possono ricorrere anche nel caso degli eBook.

1. Un formato non “chiuso”

In verità il mondo degli eBook è affollato di formati. PDF, Mobi, RTF, ePub fra i principali, per non citare il semplice e banale TXT che però non consente la formattazione del testo. Fra questi l’unico realmente libero è ePub, che però è appena nato e non conta molti “seguaci”. Fra i reader sono pochi quelli consentono la lettura di eBook in ePub (fra i quali Cybook e BeBook), mentre la maggior parte (ad esempio Kindle) non sono compatibili.
La situazione si può evolvere e probabilmente i reader del prossimo futuro saranno compatibili con tutti i formati. Si tratta solo di un problema risolvibile con l’aggiornamento del firmware, senza nessuna modifica hardware.
Il formato che si è praticamente imposto è il PDF, di proprietà Adobe, ma in pratica utilizzabile senza alcun vincolo grazie a software di basso costo o persino gratuiti. Amazon ha sviluppato il formato Mobi, trasformandolo in AZW e rendendolo leggibile solo dal proprio reader Kindle, ma trasformate un eBook da un formato all’altro è facilissimo e rapidissimo grazie ancora a software gratuiti.
Il problema compressione non si pone, in quanto un libro, per quando voluminoso, è soprattutto composto da testo e non avrà mai l’ingombro di un file audio. Non ci sono quindi problemi a scaricarlo né ad archiviarlo.

2. Riproduttori piccoli, economici e indipendenti dal pc

Le memorie allo stato solido sono già qui, abbondanti ed economiche, quindi non è un problema, così come l’USB. La maggiore difficoltà che i primi reader di eBook hanno dovuto affrontare è stato lo schermo. Usando la stessa tecnologia dei monitor LCD dei computer, retroilluminati, la lettura del testo era stancante, difficile in molte condizioni di luce o di angolazione, e soprattutto con una autonomia molto limitata (un’ora o massimo due).
La nascita degli schermi eInk rende ora possibile produrre reader leggeri, con molti giorni di autonomia e leggibili in pressoché ogni condizione di luce ed ambiente. Il costo si è dimezzato nell’ultimo anno e mezzo, e si presume che i costi dei reader caleranno ancora con la loro diffusione e produzione di massa.
Sono leggeri, sottili e resistenti (l’unico punto debole è lo schermo, che si può graffiare, per cui è meglio proteggere in reader con una custodia quando è in borsa o nello zaino). Per di più sono compatibili con l’mp3 e quasi tutti i modelli sono dotati di presa per le cuffie, per consentire di ascoltare mp3 mentre si legge.

Un eBook si può leggere anche al sole

3. Impreparazione dell’industria tradizionale

L’industria editoriale non ha la stessa reputazione negativa di quella musicale. I libri hanno un costo sensibilmente inferiore a quello dei CD, nonostante il libro sia (o sembri) un prodotto industrialmente molto più costoso di un dischetto di plastica.
Tuttavia anche l’editoria sembra impreparata ad utilizzare le nuove tecnologie. Per fortuna non si è arroccata nel negare anche l’evidenza e l’inevitabile (come aveva fatto l’industria musicale), ma sta reagendo in ritardo. Invece di anticipare le mosse della tecnologia ed il processo di diffusione dei nuovi formati e dispositivi, segue a fatica, se non addirittura a stento.
Chi si è mosso sono stati soprattutto i grandi distributori, primi fra tutti Amazon e Barnes&Noble, che non solo si sono fatti carico di produrre gli eBook dai libri tradizionali, acquistandone i diritti dalle case editrici, ma hanno anche prodotto dei reader di eBook che vendono parallelamente agli eBook, creando ed alimentando un mercato che promette molto bene.

Che vuol dire tutto ciò?

Che la risposta è positiva. Forse non avrà un mercato ugualmente forte e ricco dell’mp3 (la lettura è molto meno diffusa dell’ascolto di musica), ma l’eBook avrà uno sviluppo sicuro e rapido. Probabilmente più rapido dell’mp3, perché l’industria è molto meno ostile ed i distributori si sono già mossi per la diffusione di eBook.
La mancanza di un formato aperto, od almeno la scarsa diffusione di ePub, è comunque bilanciata dallo stato di non belligeranza fra formati e dalla possibilità di avere reader compatibili con tutti o quasi i formati e con la possibilità di elaborarli con software gratuito e semplice.
I reader sono ormai maturi, hanno una tecnologia affidabile ed economica, all’altezza delle richieste e dei bisogni. Il costo ancora alto dei reader e delle novità in eBook è dovuto al fatto che questo mercato è ancora agli inizi. Con la difussione degli eBook (anche gratuiti) aumenteranno i reader, ed aumentando i reader aumenteranno le vendite di eBook, con un conseguente calo di presso degli uni e degli altri.
Non è molto distante il giorno in cui vedremo in treno studenti diretti a scuola o all’università ed impiegati diretti all’ufficio, chi ascoltando musica in mp3 chi leggendo un eBook, un quotidiano od un testo di studio con un reader, o magari entrambe le cose insieme.

Scritto da Luigi |

1 commento »

  • Marco ha scritto:

    l’mp3 è un formato proprietario,non è vero che non lo è. Si pagava una licenza per sfruttarlo nei software (parlo al passato visto che oramai si usa l’AAC Mpeg4-Audio principalemente nel mondo “lossy”,altro formato proprietario usato soprattutto da Apple ma con costi di licenza inferiori e qualità superiore rispetto al precedente Mpeg 1-Layer3 (MP3)). Ma il futuro dev’essere per forza lossless,campo in cui il FLAC (formato audio lossless LIBERO) già impazza!

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